Caldo e afa, le contromisure delle aziende: nuovi orari con turni dalle 5, bevande idratanti e vestiti traspiranti per gli operai
TREVISO - Non ci sono soluzioni, se non cominciare a lavorare all’alba. Il caldo sta colpendo senza esclusioni tutti i lavoratori della Marca. Per fronteggiare l’allerta gialla in vigore, i 35 gradi all’ombra previsti dall’Arpav e un’umidità che sfiora il 70%, la strategia adottata è una, trasversale a tutti i settori: riorganizzare i turni secondo degli orari estivi. E quindi i lavoratori sono chiamati ad alzarsi molto presto e correre a timbrare il cartellino prima che il sole si alzi troppo sulla linea dell’orizzonte. Il tema è affrontato con dedizione dai sindacati, consapevoli che il caldo ha già tolto la vita a diversi operai della marca trevigiana. Al momento però un dato resta positivo: né Cisl né Cgil hanno ricevuto richieste di accesso alla cassa d’integrazione.
I nuovi orari di lavoro
I primi a modificare la routine quotidiana sono i braccianti agricoli. Per loro non esistono condizionatori o ventilatori. Sveglia ben prima dell’alba e alle 5 si comincia il turno. Moro group, Borghelot Liliana, Padana agriservizi, Damian Costel sono solo alcune aziende agricole che hanno scelto di anticipare l’orario di inizio per concludere prima. Dalle 5 si procede fino alle 12.30, in alcuni casi anche alle 13. Per i lavoratori del settore primario neanche faticare durante la notte può risultare vincente: per l’ennesima volta, nel 2026, anche questa notte la temperatura minima non è scesa sotto i 20 gradi, condizione per cui si può parlare di “notte tropicale”.
Chi lavora in fabbrica può permettersi di entrare un’ora dopo. Questo è il caso, per esempio, dei metalmeccanici della Oxin di Codognè. La giornata lavorativa inizia alle 6 e termina alle 14.30. L’orario estivo, che resterà fino al 31 agosto, è il frutto di un accordo tra azienda e sindacati.
Persino gli operai forestali hanno anticipato l’arrivo sul posto di lavoro: ora si comincia alle 7 di mattina. Poi nel pomeriggio, pur lavorando, si evitano gli le mansioni più pesanti.
Emergenza non è più straordinaria
«ll dato che emerge con forza è questo - dichiara Vincenzo Caldarella, rappresentante della Femca Cisl Belluno Treviso (categoria che segue occhialeria, tessile, moda, gommaplastica) -: il caldo non può più essere considerato un’emergenza straordinaria. È ormai un fenomeno strutturale con cui dovremo convivere». Quest’anno, per la prima volta, l’emergenza “caldo” non è più un problemino di qualche settimana, ma una questione impattante per la salute di un’azienda. Ora, i datori di lavoro hanno una consapevolezza diversa, come conferma Rudy Roffarè, membro Femca Cisl Belluno Treviso: «L’obiettivo è migliorare il benessere collettivo dei lavoratori - dice -, altrimenti l’alternativa è il calo della produttività e quindi una perdita economica per l’azienda».
Un esempio di difesa dalla calura estiva è dato dall’accordo sancito tra Cisl e Virosac di Cornuda: l’azienda che produce sacchetti per l’uso domestico e professionale infatti ha adottato quattro strade. Oltre al cambio orario e all’installazione di ventilatori, l’azienda offre ai lavoratori bevande isotoniche e un vestiario ad alta traspirabilità. Il lato opposto della medaglia però è sempre lo stesso: tutto ciò ha un costo sempre maggiore.
L’appello
«Come Femca Cisl - prosegue Caldarella - chiediamo da tempo che il tema delle alte temperature venga affrontato in modo programmato. Oggi è necessario investire in impianti di raffresca mento, ventilazione, organizzazione dei turni, pause, dispositivi adeguati e, più in generale, in una nuova cultura della prevenzione. La tutela della salute dei lavoratori deve diventare parte integrante dell’organizzazione del lavoro e non una risposta estemporanea alle temperature record».
Anche la Cgil si sta attivando per dare una risposta all’emergenza in atto. Il confronto tra sindacati e aziende è molto acceso, ma sembra portare frutti: «La nostra azione - spiega Stefano Grespan per la Cgil - prevede la rimodulazione dei tempi di lavoro dentro anche alla necessità di evadere commesse prima delle chiusure agostane».