Castellammare, crac Terme: sì al processo c’è l’ex sindaco Bobbio
Svolta nell’inchiesta sul fallimento delle Terme di Stabia. Il gup del Tribunale di Torre Annunziata, Riccardo Sena, ha disposto il rinvio a giudizio per l'ex sindaco di Castellammare Luigi Bobbio, e per gli ex amministratori Massimo Cajati, Carlo Trevisan e Francescopaolo Ventriglia. I quattro imputati dovranno affrontare il processo con l’accusa di bancarotta fraudolenta in relazione al dissesto della storica società partecipata. Di contro, lo stesso giudice ha pronunciato una sentenza di proscioglimento per gli altri sette imputati rimasti coinvolti nella medesima inchiesta: Salvatore Iovieno, Catello Dello Ioio, Umberto Caccioppoli, Gaetano Palumbo, Maria Schettino, Loredana Massera e Norberto Salza. Il non luogo a procedere deciso dal gup ricalca fedelmente la linea che era stata già tracciata dal pubblico ministero Marianna Ricci, che nella requisitoria aveva chiesto il proscioglimento dei sette indagati reputando insussistenti i presupposti per sostenere l'accusa in giudizio.
Il fallimento
Nel marzo del 2015 falliva il complesso termale sorto sul Solaro, dopo la decisione del giudice fallimentare Vincenzo Del Sorbo di bocciare il concordato preventivo di Terme di Stabia presentato dall'allora amministratore Fulvio Sammaria (nominato dal sindaco Nicola Cuomo), evidenziandone la non fattibilità giuridica e dichiarando il fallimento. Un crac da 14 milioni di euro per il quale gli inquirenti decisero di fare chiarezza andando a ritroso risalendo fino ai manager nominati nell’ultimo decennio.
La ricostruzione del quadro contabile si rivelò sin da subito estremamente complessa per le Fiamme Gialle, anche a causa della totale mancata approvazione dei bilanci societari per gli anni che vanno dal 2011 al 2013. Una palude contabile che, dopo anni di indagini, udienze e rinvii, trova oggi una prima parziale definizione. Nello specifico, a Luigi Bobbio, che guidava l'amministrazione comunale all'epoca dei fatti e oggi giudice al tribunale di Nocera Inferiore, la Procura contesta la consapevolezza della profonda crisi finanziaria. Secondo l'ipotesi dei magistrati inquirenti, l'ex primo cittadino avrebbe contribuito ad aggravare la situazione economica della partecipata pur sapendo che il capitale sociale fosse sceso al di sotto dei limiti minimi di legge, mantenendo in vita la società attraverso progetti ritenuti non concretamente realizzabili. Le accuse parlano di spese non compatibili e di scelte amministrative scellerate che hanno inciso sul successivo crac.
Nel corso delle indagini, chiuse nel 2022 e condotte dalla Procura di Torre Annunziata (procuratore Nunzio Fragliasso, sostituto Sonia Nuzzo) gli indagati erano complessivamente dodici, tra cui figuravano esponenti politici e tecnici succedutisi nelle ultime cinque gestioni della società termale, in un arco temporale compreso tra il 2008 e il 2013.
Il decreto
Nel decreto di chiusura delle indagini del 2022 erano finiti sotto la lente degli investigatori non solo Bobbio, ma l'intera catena di comando aziendale: Salvatore Iovieno, oggi prosciolto, amministratore unico fino al 2010, poi rimosso dallo stesso sindaco per fare spazio al consiglio d'amministrazione composto da Catello Dello Ioio, Umberto Caccioppoli (prosciolti) e Massimo Cajati (rinviato a giudizio assieme a Francesco Paolo Ventriglia, prima direttore generale e poi amministratore unico fino all'agosto 2013, e Carlo Trevisan, direttore generale tra il 2011 e il 2012). Con loro erano indagati, oggi prosciolti, anche i membri del collegio sindacale, Gaetano Palumbo, Maria Schettino e Loredana Massera, accusati di aver sottostimato le perdite.