Dialogo immaginario tra il rinnovatore twist e l’evergreen melodico: le due facce di Peppe
Le spiagge? Le ho sempre viste come un antidolorifico, alla fine ti intontisci, meglio le barche, non stai mai fermo, e poi staje veramente vicino ’o mare. Che fai, ti citi? Ah, te la ricordi, eh. Eccerto, io mi ricordo tutto, siete voi ammerecani che non tenete memoria. Ancora? Sì, sì. La conversazione arriva da uno yacht al largo dell’isola di Capri, «Pazziella» c’è scritto in corsivo sulla coda, sul ponte due uomini identici, uno vestito come Buddy Holly, occhiali d’osso neri, abito scuro e troppa eleganza per una giornata d’estate, l’altro sembra uscito da un film di Brian De Palma: camicia hawaiana e short rossi, uno è in bianco e nero e l’altro con troppi colori, il primo ha delle scarpe lucide, il secondo sta scalzo.
La nostra musica si è fatta spazio a colpi di seduzione. No, di nostalgia. Ma che hai contro la seduzione? Le facevo ballare tutte o no? Perché con la nostalgia s’assettavano? Non si sedevano, ma pensavano, invece io le portavo sull’orlo del ballo, imploravano per farsi ballare da me.
Senti Pep, l’estate è seduzione e nostalgia e noi siamo stati entrambe. Può essere, ma per me tu, Peps, sei minoranza.
Ma che dici? Scusa il primo successo vero è stato «Nessuno al mondo» versione italiana di «No arms can ever hold you» di Pat Boone. Allora vedi che sei vecchio? E perché? Perché? E «Malatia» dove la metti? Secondo te perché piaceva così tanto a Lucio Dalla? Perché era ‘na die e canzone? No, perché era ‘na die e canzone napulitana. Ma quando mai, «Malatia» era americana. Se, se. Comunque piaceva pure a Maradona. E gli piaceva pure di più «Champagne».
Aiutami a dire, figurati se a Diego piaceva la musica dei gringos. Secondo me gli piaceva per via di Roberto Carlos. Ma no. Seguimi nel discorso: alla fine degli anni Cinquanta – e non ne parliamo negli anni Sessanta – l’America era la gioventù, per sentirti giovane overamente dovevi essere americano. E questo già lo aveva preso in giro Carosone. Ovvio, Renato era nato per pazziarsi qualunque cosa: moda, amori, uomini e soprattutto donne, anche perché lui era inglese come formazione. Al massimo era un napoletano che era andato all’estero per mangiare. Ma lasciami finire. Prego maestro. Bravo, si sempe stato ’nu guaglione educato. Anche se per colpa tua Sergio Bruni non mi salutava più. Eh, Sergio era accussì, diceva che stavamo rovinando la canzone napoletana. Stavate, voi. Io continuavo nel solco della tradizione. Sì, nella nostalgia. Fammi finire. Ti ricordi o no per chi abbiamo suonato il pianoforte dell’hotel Tiberio? Uhh, ancora co’ sta storia. Rispondi. Per Eisenhower e Clark. Ecco. Che erano? Due generali. Due generali americani. Io ho suonato solo per mamma e papà. Va bene ho suonato solo io per gli americani, ma comunque loro sono venuti a Capri, non il contrario. Anzi ti ricordi che poi a New York mi hai fatto suonare per i Gambino. Ti ho anche portato allo Studio 54, però. Ah, le cose malamenti te le ricordi, quelle belle no. Vabbuo’. Alla fine è stata l’America a venire da noi, a prenderci in braccio, il resto è venuto da solo. Quindi per quanto tu voglia negarlo, siamo sia Napoli che l’America. Siamo stati giovani prima dell’Italia, pensaci, per questo l’abbiamo fatta ballare, per questo abbiamo fatto da mediatori culturali. Io quello che so è che prima di tutto siamo stati napoletani.
Ma perché non si può essere americani senza smettere di essere napoletani? Che ti dissi quando ascoltammo «Girl» dei Beatles? Che era una canzone napoletana. Ma perché sei malato, pensi che tutto discenda da Napoli. E perché da dove viene? Noi veniamo da Capri, per dire. In mezzo c’è il mare. No, davanti c’è il mare, e le canzoni che il mare ti porta. E come mai anche Paolo Conte ad Asti scrive canzoni che vengono dal mare? A parte che lui si sfiancava fino a Genova. Ma facci caso il suo mare è quello dei Caraibi. La verità è che scrivi canzoni belle quando dai le spalle al mare. Nostalgia o seduzione? O entrambe. Il processo è questo: estate, seduzione, poi nostalgia, e quindi canzone che le contiene entrambe: è una questione di tempo o acceleri o rallenti. «Saint Tropez twist», accelera, seduzione. «Me chiamme ammore», rallenta, nostalgia. E vinciamo il Festival di Napoli. E sopravviviamo alle notti nei night. Alle domande degli attori americani. Sai che mi viene in mente? Un’altra canzone? No. No. Quel jet con Lula mentre andavamo al matrimonio di Silvana, la miliardaria, da una parte all’altra del Brasile. Ah, quella che sembrava uscita da un romanzo di Jorge Amado con la camera da letto chiusa perché era quella dei cinque mariti morti, sì. E ti ricordi il giornalista che era con Lula che ci chiese? No. Ma lei signor Di Capri in inverno che fa? Gesù, mi riposo. Nun è peccato.