Franco Favaretto, indagati due manager per l’operaio morto dopo il turno di lavoro. Al vaglio anche il fattore caldo
SUSEGANA (TREVISO) - Era il 30 giugno scorso, quando, in un afoso pomeriggio, Franco Favaretto, operaio 59enne di Villorba, è stato trovato senza vita dopo che aveva concluso il suo turno di lavoro alla Smurfit Kappa Italia, azienda di confezionamento di Ponte della Priula. Dopo la sua morte il sostituto procuratore Stefania Checchin, come da prassi, aveva aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. E ora, nel registro degli indagati, ha iscritto due nomi. Si tratta di quelli di Valentino Torresan, 54enne di Susegana procuratore della Smurfit Westrock Italia spa nonché direttore dell’unità operativa di Susegana, e di Michele Mocellin, 39enne di Asolo, responsabile del servizio di prevenzione e protezione. L’iscrizione del nome dei due vertici dell’azienda nel registro degli indagati è un atto dovuto, che permette loro di nominare un proprio consulente (in questo caso il medico legale Lorenzo Franceschetti di Milano) da affiancare a quello incaricato dalla Procura (il medico legale Alberto Furlanetto) durante l’esecuzione dell’autopsia sul corpo del 59enne. A questo proposito, l’esame post mortem, secondo le prime ricostruzioni, ha confermato che il decesso dell’operaio è avvenuto per un problema cardiaco (l’uomo, stando a quanto appreso, soffriva di problemi di cuore). Ma gli accertamenti di laboratorio continuano per verificare se vi possa eventualmente essere un nesso tra la morte di Favaretto e l’ambiente di lavoro o le particolari condizioni di caldo di quel giorno.
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L’inchiesta
L’inchiesta, infatti, come da prassi, era stata aperta anche proprio col fine di chiarire tutti i fattori che potrebbero aver causato la morte del 59enne. Che, secondo quanto finora ricostruito, si è accasciato a terra poco distante dallo stabilimento di via IV Novembre dopo la fine del turno di lavoro e non si è più rialzato. Sul posto era intervenuto lo Spisal che, dopo un’ampia attività d’indagine, ha depositato una lunga e dettagliata relazione agli inquirenti.
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La ricostruzione
Favaretto è morto il pomeriggio del 30 giugno poco distante dallo stabilimento di via IV novembre. Stando a quanto ricostruito finora, dopo il turno dalle 6 alle 14 nel reparto ondulatori, era uscito da un cancello secondario per raggiungere la sua auto, lasciandosi alle spalle l’azienda dove aveva passato una vita: tra due anni sarebbe andato in pensione. A vederlo per primi sono stati i lavoratori di altre aziende vicine, che hanno dato l’allarme. I colleghi sono arrivati con un defibrillatore. Poi è giunta l’ambulanza, assieme a un’automedica, oltre a carabinieri, polizia locale e tecnici dello Spisal. Purtroppo ogni tentativo di rianimare il 59enne si è rivelato inutile. I soccorritori non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
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Gli accertamenti
Come detto, dopo la morte dell’operaio la Procura ha aperto un fascicolo così da poter disporre tutta una serie di accertamenti. Che vanno in duplice direzione. Da un lato gli inquirenti vogliono verificare se le particolari condizioni ambientali che c'erano quando l'operaio ha avuto il malore (tradotto, il caldo), in combinazione con l’attività di lavoro, abbiano influito sulla sua morte. Dall’altro, la Procura, stando a quanto appreso, vuole anche appurare se vi siano state o meno eventuali violazioni di norme di prevenzione per quanto riguarda l’attività lavorativa.
Le condizioni di salute dell’operaio, comunque, erano già piuttosto provate da alcuni problemi al cuore di cui, stando a quanto appreso, l’uomo soffriva. Gli esiti delle analisi di laboratorio si sapranno solo tra qualche mese. Il quesito posto dal pubblico ministero nel conferimento dell’incarico dell’autopsia, comunque, è chiaro: capire le cause che hanno portato al decesso di Favaretto ed eventuali correlazioni con l’attività lavorativa svolta.