Magyar continua a smontare l’eredità di Orban: il parlamento ungherese destitusce il presidente Sulyok

Il Parlamento ungherese ha approvato un emendamento costituzionale che apre la strada alla destituzione del presidente Tamás Sulyok, in una delle grandi iniziative istituzionali del nuovo governo guidato da Péter Magyar. La decisione si inserisce nel più ampio programma di riforme annunciato dal premier, che punta a modificare alcuni elementi dell'assetto politico costruito durante gli anni dei governi di Viktor Orbán e a rafforzare i rapporti con l'Unione europea.

Ungheria, il Parlamento approva l'emendamento per rimuovere Sulyok

Il Parlamento ungherese ha approvato il 13 luglio 2026 un emendamento costituzionale per destituire il presidente Tamás Sulyok.

I legislatori ungheresi hanno adottato il provvedimento con una schiacciante maggioranza: 139 voti favorevoli e sei contrari. L'emendamento porterebbe quindi alla fine immediata del mandato del capo dello stato.

Il presidente Sulyok dispone ora di un termine di cinque giorni per promulgare l'emendamento costituzionale. Il nuovo primo ministro del paese, Péter Magyar, ha affermato che, in caso di mancata firma da parte del presidente, il Parlamento avvierà una procedura di impeachment nei suoi confronti.

Il Parlamento ungherese sarebbe quindi presto chiamato a eleggere un nuovo presidente del paese.

La decisione assume un peso soprattutto politico, considerando che Tamás Sulyok era stato nominato durante il mandato dell'ex primo ministro Viktor Orbán.

Sebbene la presidenza abbia un ruolo principalmente rappresentativo, il capo dello stato mantiene alcuni poteri istituzionali rilevanti, tra cui quello di promulgare le leggi e di rinviarle alla Corte Costituzionale per un nuovo esame.

Sia Sulyok sia i membri del partito di Orbán, Fidesz, hanno boicottato la sessione parlamentare.

Magyar punta a superare l'eredità politica di Orbán

La volontà di superare l'eredità politica di Orbán rappresenta uno degli elementi centrali dell'agenda del nuovo primo ministro ungherese. Gli elettori hanno votato alle elezioni parlamentari del 12 aprile per un cambiamento e il partito di centrodestra di Magyar ha ottenuto una vittoria netta, conquistando anche una maggioranza di due terzi in Parlamento.

Viktor Orbán è un veterano della politica ungherese che ha guidato Budapest ininterrottamente per 16 anni, dal 2010 al 2026, dopo aver già ricoperto in precedenza il ruolo di capo dell'esecutivo. La sua esperienza complessiva alla guida del governo supera quindi i due decenni. Orbán è inoltre presidente di Fidesz ininterrottamente dal 2003.

Dopo la vittoria del partito Tisza alle elezioni del 2026, Magyar ha avviato un percorso volto a ridimensionare l'eredità politica e amministrativa dell'ex primo ministro.

Il nuovo premier ungherese punta inoltre ad un riavvicinamento tra Budapest e Bruxelles e sta portando avanti gli sforzi per sbloccare i fondi europei post-pandemia destinati al paese entro la fine del mese di agosto. Il successo politico di Magyar dipenderà anche dalle riforme che il governo ungherese riuscirà a realizzare.

Tra le priorità dell'agenda del primo ministro figurava anche l'introduzione di un limite ai mandati dei capi di governo, fissato a otto anni, ovvero due legislature. Il Parlamento ungherese ha approvato questo emendamento costituzionale nel mese di giugno, una norma che si applicherà sia a Orbán sia allo stesso Magyar.

Il 10 luglio, inoltre, la Commissione europea ha approvato la richiesta dell'Ungheria di aderire alla Procura europea (EPPO), l'organo investigativo dell'Unione europea incaricato di contrastare frodi e corruzione che coinvolgono fondi comunitari. Si tratta di un passo rilevante rispetto alla promessa elettorale di Magyar sulla lotta alla corruzione. L'amministrazione Orbán aveva invece respinto l'adesione all'EPPO, richiamando il principio della sovranità nazionale.

Le riforme

L'emendamento costituzionale che mira a destituire Tamás Sulyok si inserisce in una più ampia serie di riforme istituzionali e giudiziarie.

Il provvedimento prevede la creazione di un organismo incaricato di indagare sui presunti illeciti finanziari legati al precedente governo e stabilisce un limite massimo di 12 anni alla permanenza dei parlamentari in carica.

Le nuove misure rappresentano quindi un ulteriore passaggio nel programma di riforme annunciato da Péter Magyar, con l'obiettivodi modificare alcuni aspetti dell'assetto istituzionale costruito durante gli anni dei governi guidati da Viktor Orbán.