Addio Al Thani, l’amico dell’Italia che creò il soft power del Qatar: il sovrano è scomparso a 74 anni

A guardarla dal mare sembra soltanto una questione di tuffi da sogno e tintarella, di feste e spensieratezza. Rocce rosa, acqua trasparente, ville nascoste dietro i ginepri. Ma la Costa Smeralda, da 60 anni, è anche una piccola carta geografica del potere mondiale. E per capirlo bene bisogna seguire i passaggi di proprietà. I nomi, soprattutto oggi che il mondo ricorda la strategia, il ruolo geopolitico e gli affari dello sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, il padre dell’Emiro del Qatar. La morte a 74 anni del sovrano emerito chiude un pezzo della storia del Golfo. Ma riporta inevitabilmente anche in Sardegna. Perché uno dei simboli più evidenti della strategia costruita da Hamad per trasformare il suo minuscolo Paese in una potenza globale si trova proprio qui, tra Cala di Volpe e Romazzino. La Costa Smeralda non è mai stata soltanto turismo. L’Aga Khan, guida spirituale degli sciiti ismailiti, lo aveva capito prima degli altri. Porto Cervo nacque da una visione quasi geopolitica ante litteram: portare il mondo in un angolo remoto del Mediterraneo senza cancellarne il paesaggio.

Prima dell’arrivo del Qatar, la Costa Smeralda passò attraverso le mani della finanza Usa. Il nome da ricordare è quello di Tom Barrack, finanziere americano di origine libanese, fondatore di Colony Capital e amico personale di The Donald. Nel 2012 fu proprio il gruppo riconducibile a Barrack a cedere a Qatar Holding il cuore dell’impero smeraldino. L’operazione comprendeva i grandi alberghi, i simboli della Gallura e i tanti terreni intorno alle baie blu su cui era previsto l’ampliamento del paradiso turistico. Le cifre circolate allora oscillavano attorno ai 600-700 milioni di euro, considerando anche il debito. Ma il valore politico dell’operazione era molto più alto.

«Amo la Sardegna», aveva detto Hamad bin Khalifa Al Thani. Solo tre parole mentre il mondo parlava di quell’operazione immobiliare e politica. Già sette anni prima, al Quirinale, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva accolto l’emiro come «un amico sincero dell'Italia» e «un estimatore» del Paese. Hamad sì amava l'Italia. E, come spesso accadeva nella sua visione del potere, aveva deciso di investirci. Per una curiosa traiettoria della storia, il paradiso creato dal principe ismailita passava sotto il controllo del fondo sovrano di una monarchia sunnita del Golfo. Dall’Aga Khan agli Al Thani: dall’islam sciita all’islam sunnita. Naturalmente non fu una compravendita religiosa. Era alta finanza.

Hamad bin Khalifa Al Thani aveva preso il potere a Doha nel 1995, deponendo il padre con un colpo di palazzo incruento. Il Qatar che ereditò era ricco di gas ma ancora piccolo nella percezione del mondo. Quando lasciò il trono al figlio Tamim, nel 2013, era diventato un Paese impossibile da ignorare. Hamad aveva intuito una cosa semplice: un piccolo Stato non può competere con i grandi eserciti, ma può diventare indispensabile. E il gas fu la leva, il denaro il carburante, la diplomazia lo strumento, gli investimenti il sistema nervoso. Sotto il suo regno nacque Al Jazeera, la tv destinata a cambiare anche il sistema dell’informazione araba. Uno sguardo in luoghi che fino a quel momento erano rimasti in ombra.

L’emiro Hamad parlava con Washington e con Teheran. Ospitava una delle più importanti infrastrutture militari americane della regione e manteneva relazioni con interlocutori che gli Stati Uniti non volevano, o non potevano, incontrare direttamente. Hamas e i talebani, i Fratelli Musulmani e gli iraniani fedeli a Khamenei. La regola era sempre la stessa: parlare con chiunque per diventare necessari a tutti. Anche gli acquisti rispondevano a questa logica. Harrods a Londra, quote nei grandi gruppi europei. Persino lo sport, iniziando dal Paris Saint-Germain. Immobili simbolo delle capitali occidentali. E poi l’Italia. La Costa Smeralda fu uno degli ingressi più spettacolari. I capitali qatarioti sono entrati nel grande progetto immobiliare di Porta Nuova a Milano. Nel lusso, poi, il fondo Mayhoola ha acquistato Valentino e anche Pal Zileri. Nel settore alberghiero, investimenti in strutture di primissimo piano. Non erano souvenir, ma bandierine. Hamad aveva capito che il potere moderno non si misura soltanto contando i carri armati ma anche guardando chi possiede gli alberghi dove dormono i potenti, i quartieri dove lavorano le multinazionali, i marchi indossati dalle élite e i luoghi dove i leader trascorrono le vacanze.

La Costa Smeralda era perfetta. Perché Porto Cervo è un porto. E i porti, nella storia, non sono mai stati neutrali. In questa fetta di Gallura la diplomazia privata ha spesso anticipato quella ufficiale. La lezione più grande poi l’ha data Silvio Berlusconi. Pochi chilometri più in là c’è Villa Certosa, uno dei luoghi simbolo della politica internazionale informale degli ultimi decenni. E proprio in questi giorni, quasi per una coincidenza cinematografica, un altro membro della famiglia Al Thani, l’ex premier Hamad bin Jassim, è tornato al centro delle cronache per l’acquisto della grande proprietà che fu di Berlusconi.

I messaggi

Anche grazie rapporti con Tom Barrack, l’uomo che Trump ha scelto per ridisegnare i rapporti in Medio Oriente e che all’emiro ha ceduto la Costa Smeralda, il Qatar del figlio di Hamad continua a proporsi come mediatore quando tutti gli altri hanno smesso di parlarsi. È l’eredità politica dell’anziano patriarca. Doha usa sempre la stessa formula: ricchezza, relazioni, mediazione. Anche il rapporto con l’Italia è diventato strategico, tra energia e investimenti. Persino sul fronte della Difesa, con i piloti del Qatar che vengono ad addestrarsi nelle scuole di volo della nostra Aeronautica militare. E il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio di cordoglio all’emiro, sottolinea non solo il ruolo oramai storico del padre negli equilibri geopolitici ma anche la vicinanza al governo di Doha che si ritrova da mesi bersaglio dei raid missilistici degli iraniani: «Il lutto - scrive il capo dello Stato - colpisce il Paese in un momento di particolare complessità per i nuovi, inaccettabili attacchi, cui il Qatar risponde con equilibrio e volontà di mediazione». Il cordoglio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni riassume l’eredità del ruolo e l’essenza del rapporto: «Lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani è stato uno di quei rari leader che ha cambiato il corso della storia della propria Nazione. Con straordinaria visione, coraggio e determinazione, ha posto le basi del Qatar moderno, ne ha rafforzato le istituzioni e gli ha conferito una voce e un prestigio ben oltre i suoi confini». È il riconoscimento dell’eredità dell’uomo che ha fatto del Qatar una potenza: un Paese minuscolo sulla carta, ma gigantesco nelle mappe dell’energia e della geopolitica.

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