Giorgio Panariello: “I robot? Ho più paura degli uomini”. Il ritorno in tv (su Mediaset): “Con uno show natalizio”
Cernobbio (Como)- Quattro passi nel domani e una risata. Giorgio Panariello approda stasera a Cernobbio, sotto l’egida del Lake Sound Park, con la tranche estiva di “E se domani…”, spettacolo teatrale che “parlando di futuro, bypassa abbastanza il presente”. “D’estate, quando la gente se ne sta in vacanza e tranquilla, non mi va di salire sul palco a parlare di Trump, dei bombardamenti sull’Iran o della Meloni che litiga”, racconta il comico toscano, 65 anni, in scena il 7 settembre pure al Castello Sforzesco di Vigevano. “Preferisco portare l’attenzione su mondi immaginifici e personaggi inesistenti - come il bagnino sulla spiaggia o il signore al bar - che permettono di scherzare senza urtare troppo la sensibilità delle persone”.
In scena scherza sul rapporto tra uomini e robot, cosa la spaventa di più di questo progresso tecnologico?
“Molti temono le macchine per paura che possano ribellarsi, ma io la vedo diversamente: non ho paura tanto dei robot, quanto dell’essere umano. I robot non fanno mai nulla contro sé stessi, mentre gli esseri umani sì; fumare pur sapendo che fa male, ad esempio. I robot, insomma, hanno una sorta di consapevolezza che a noi spesso manca”.
S’è parlato parecchio in questi mesi del suo passaggio a Mediaset.
“Devo essere sincero: non mi sentivo più ‘in famiglia’. Al tempo della Rai di Saccà, ad esempio, i direttori venivano nei camerini a chiederti come stavi e che idee avessi, facendoti sentire parte del loro progetto aziendale. Poi questa sensazione è venuta via via meno e, alla fine, mi sono sentito libero di fare le mie scelte; ovvero, continuare il mio lavoro con chi lo sposa appieno. E poi con alcuni dirigenti Mediaset c’è un’amicizia che va oltre l’ambito televisivo e da tempo si pensava di tornare a fare qualcosa assieme. Certo, a Rai Uno c’è il mio amico Carlo Conti, ma il distacco non lo sento perché ci frequentiamo fin troppo; anzi, stare su un’altra rete aiuta a ‘disintossicarmi’ un po’ da lui”.
"Certo, a Rai Uno c’è il mio amico Carlo Conti, ma il distacco non lo sento perché ci frequentiamo fin troppo; anzi, stare su un’altra rete aiuta a ‘disintossicarmi’ un po’ da lui”
Cosa c’è da aspettarsi da questo suo nuovo spettacolo su Canale 5?
“Ho firmato un contratto di due anni. L’idea è quella di un programma da mandare in onda a fine anno; sarà uno show natalizio dove ospiterò amici e conoscenti per scambiarci gli auguri. Siamo già all’opera sia sul progetto che sul cast. Lo spettacolo non avrà un legame diretto con ‘E se domani…’, ma attingerà piuttosto dal patrimonio di testi e di esperienze accumulate in questi anni: ci sarà dentro qualcosa degli show con Masini, qualcosa de ‘La favola mia’ e diverse sorprese da condividere con gli ospiti”.
Guardando avanti, c’è un progetto artistico che sogna ancora di realizzare?
“Ventitré anni dopo ‘Il borghese gentiluomo’, mi piacerebbe tantissimo riprendere a teatro quel discorso su Molière che considero un’eredità morale lasciatami da Gigi Proietti. Ad ogni incontro, Gigi mi ripeteva che ero perfetto per le opere del commediografo francese, teatrante, comico, antesignano, a suo avviso, del ‘one man show’ e del musical”.
Panariello attore di prosa sarebbe una bella riscoperta.
“Con Proietti pensammo pure di mettere in scena al Globe Theatre la ‘Dodicesima notte’ di Shakespeare con la sua regia. Era convinto, infatti, che sarei stato un Malvolio fantastico, ma in quel periodo ero assorbito da altro e la cosa saltò. Però l’idea di interpretare Molière resta lì nel cassetto. La produzione di uno spettacolo del genere richiede uno studio preparatorio di almeno un anno e mezzo e il rischio che arrivino frattanto altri progetti a distrarmi c’è. Ma Molière è Molière e come dico spesso, un giorno vorrei addirittura morire in scena come lui”. Il più tardi possibile, naturalmente.