Le Slip Français torna in patria e batte la concorrenza fast-fashion
Pieno di ordini per la Ipo del "boxer sovranista"
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Leleggi del mercato non sono un dogma rappresentato solo dalla fuga verso i salari più bassi dell'Asia. La straordinaria risposta degli investitori alla quotazione di Le Slip Français, che debutterà oggi su Euronext Growth Paris (e non avrebbe potuto essere altrimenti), offre la prova che esiste uno spazio economico profittevole per una filiera tessile interamente radicata sul territorio europeo. Quella che i detrattori liquidavano come una scommessa nostalgica, una sorta di mutanda sovranista buona solo per il marketing d'Oltralpe, ha appena incassato un successo finanziario indiscutibile. L'operazione di sbarco in Borsa - che ha raccolto un importo lordo totale di 13 milioni di euro (14,8 euro il prezzo di offerta), registrando un forte interesse da parte dei piccoli risparmiatori. Come dichiarato con orgoglio dai vertici dell'azienda, «questa quotazione in Borsa partecipativa, unica per una Pmi del tessile Made in France, incarna un movimento popolare a sostegno di un progetto industriale di creazione di valore economico». Con oltre 7.250 azionisti retail coinvolti, il verdetto del mercato è chiaro: il consumatore premia la produzione locale, a patto che dietro ci sia solidità industriale.
La vera svolta sta nel metodo. Fondata sull'idea che il manifatturiero nazionale potesse ancora competere, l'azienda ha vissuto anni complessi, sfiorando la chiusura nel 2023 a causa di prezzi non più sostenibili per il mercato di massa. La risposta non è stata il ricorso ai sussidi di Stato, ma una profonda ristrutturazione strategica ed efficientamento dei costi. Invece di cedere alla tentazione della delocalizzazione in Bangladesh o in Vietnam, dove la manodopera incide appena per il 20% sul costo del prodotto a fronte di tutele minime, Le Slip Français ha scelto la via dell'innovazione interna. La ricetta per il ritorno alla redditività nel 2024 è passata attraverso la standardizzazione dei tessuti, una drastica riduzione delle varianti superflue e un forte investimento nell'automazione industriale avanzata nei propri siti, come lo stabilimento ad alto rendimento di Aubervilliers.
Grazie a questo efficientamento dei processi operativi, l'azienda è riuscita a dimezzare i prezzi al pubblico senza mai rinunciare al proprio network di officine tessili locali, azzerando le inefficienze logistiche con una gestione d'inventario flessibile. I proventi dell'Ipo serviranno proprio a consolidare questo modello capitalista e competitivo: il 34% delle risorse finanzierà il potenziamento industriale, il 32% l'espansione commerciale e il restante 34% il rafforzamento del capitale circolante.
È una lezione preziosa e speculare per il
tessile Made in Italy. Se per un francese avere un capo nazionale è un valore, per il consumatore italiano la dinamica è identica. E i nostri distretti storici possiedono la flessibilità per vincere la sfida della qualità.
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