«Mio padre è morto nell’incidente ferroviario ma io non sarò alla commemorazione». Lo sfogo di Daniela, figlia di una vittima

«Mio padre è morto nell'incidente ferroviario ma io non sarò alla commemorazione». Lo sfogo di Daniela, figlia di una vittima

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sabato 11 luglio 2026, 19:53 - Ultimo aggiornamento: 20:10

«Domani ad Andria, Enrico Castellano non sarà rappresentato. E questo non perché noi, la sua famiglia, intendiamo mancare di rispetto all'unico rappresentante istituzionale che in questi anni ci è stato vicino, il presidente Mattarella, ma perché siamo stanchi di farci prendere in giro».

La voce di Daniela Castellano, figlia di Enrico, una delle 23 vittime del disastro ferroviario del 12 luglio di dieci anni fa sulla tratta a binario unico Andria-Corato, è segnata dalla rassegnazione quando spiega perché domani non parteciperà alla cerimonia commemorativa organizzata ad Andria, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

«Non vogliamo stringere più mani, non vogliamo più abbracci: il decennale lo viviamo in altro modo», dice all'ANSA. «Dov'erano i rappresentanti dei vari governi che si sono succeduti in questi dieci anni? Dov'erano l'anno scorso o due anni fa? Non c'erano. La giornata di domani ha per noi lo stesso valore del 12 luglio di un anno fa, di tre anni fa, di sei anni fa. Non cambia qualcosa», precisa.

Poi l’affondo: «Si continua a dare poca importanza ai nostri morti e allora, se i nostri morti sono di serie B, ci comporteremo come familiari di serie B». «È stata istituita la giornata regionale in ricordo delle 23 vittime dell'incidente ferroviario ma a livello nazionale nessuno se ne ricorda, al contrario di quanto accaduto con i morti nella strage di Viareggio – continua Castellano – e io spero con tutto il cuore che la sentenza della Cassazione che ha reso definitive le condanne per i responsabili del disastro (di Viareggio, ndr), possa essere esempio anche per i giudici che si occuperanno dei nostri morti».

Per l’incidente ferroviario pugliese, nei mesi scorsi la Corte d’Appello di Bari ha confermato le sole condanne per il capostazione di Andria, che al telefono diede il via libera alla partenza del treno da Corato, e per il capotreno che autorizzò la partenza da Andria senza aspettare l’arrivo del primo convoglio.

Sono stati assolti, come in primo grado, tutti gli altri imputati, tra cui la società Ferrotramviaria – che gestiva la tratta su cui avvenne lo scontro – e i suoi dirigenti. «Su quel binario unico correvano 90 treni ogni giorno – evidenzia Castellano – era una bomba a orologeria e nessuno fece qualcosa».

«Saremo sempre presenti in un'aula di tribunale per mio padre perché spero nella giustizia, ma domani no, non ci saremo», conclude.

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