Dati Invalsi 2026, Valditara entusiasta ma per il M5s sono la spia d’un malessere: servono più docenti, tempo pieno, interventi mirati, classi meno numerose
Gli esiti dei Rapporti Invalsi si possono leggere in tanti modi. Perché anche in quello del 2026 sono presenti lati positivi e lati negativi. Tra i primi c’è sicuramente la riduzione del gap tra Nord e Sud a proposito delle competenze acquisite dagli alunni, come pure l’abbattimento della dispersione esplicita, ovvero il non avere conseguito un diploma o una qualifica, oppure frequentato le lezioni in modo molto irregolare.
Non vanno bene, invece, le competenze in Matematica, che risultano in ribasso alla primaria: l’arretramento è di circa tre punti percentuali dei bambini e delle bambine che raggiungono almeno il livello base. Rispetto all’era pre-Covid i risultati medi in Matematica risultano addirittura “in calo tra l’8 e il 10%”, come anche sottolineato alla ‘Tecnica della Scuola’ da Roberto Ricci, presidente dell’Invalsi.
Il Rapporto annuale Invalsi, presentato in questi giorni presso la sede nazionale e la Camera dei deputati, alla presenza del ministro Giuseppe Valditara, merita dunque degli approfondimenti.
“Abbiamo recuperato dal 2022 ben 520mila studenti che prima nella migliore delle ipotesi stavano sul divano oppure erano impiegati nel lavoro nero o nella criminalità”, ha detto in un’intervista alla Stampa il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, commentando il rapporto Invalsi di quest’anno.
“Ci sono risultati ‘storici’, come li ha definiti il presidente di Invalsi, Ricci. Innanzitutto la dispersione esplicita, che calerebbe addirittura al 7,3% rispetto al dato già molto buono dell’8,2% dell’anno scorso. Un risultato – ha aggiunto il ministro – che pone l’Italia ben al di sotto della media europea del 9%”.
“Il fatto che in Campania siano stati recuperati decine di migliaia di studenti – ha detto ancora Valditara – è un dato veramente importante. Agenda Sud, il decreto Caivano, il docente tutor hanno funzionato egregiamente”.
“Agenda Sud e Piano Estate hanno dato risultati importanti. E poi si riduce il divario fra Nord e Sud. Tutto questo significa che la direzione è quella giusta”. Per il ministro visto l’aumento degli studenti stranieri serve azioni di supporto, in particolare con il potenziamento di Agenda Nord “dal momento che il problema si riscontra essenzialmente nelle scuole delle periferie delle grandi città del Nord e del Centro”, mentre Agenda Sud “ha funzionato bene ovunque per il primo ciclo. L’unica regione in cui non ha funzionato limitatamente alle superiori è la Sicilia. È necessario fare una verifica per capire come mai”.
“Abbiamo da una parte un netto aumento delle competenze alle superiori, risultati comunque buoni alle medie e invece un peggioramento alle elementari, il che sta a significare che c’è necessità di un cambiamento. La soluzione è: più grammatica, più sintassi, più lettura, più libro, più penna e meno tablet”, tutti concetti inseriti nelle Nuove indicazioni nazionali del primo ciclo, ha concluso Valditara.
A pensarla molto diversamente è Antonio Caso, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura alla Camera, secondo il quale “nella scuola primaria arretrano ancora le competenze in matematica: quasi quattro bambini su dieci non raggiungono un livello adeguato e i risultati medi registrano un calo tra l’8 e il 10 per cento rispetto al 2019. Alle medie peggiora anche l’italiano, mentre continuano a pesare forti disuguaglianze sociali e territoriali. Ancora oggi, il luogo in cui si nasce e la condizione economica della famiglia incidono troppo sulle possibilità di apprendimento e sul futuro degli studenti”.
Secondo l’on. Caso, “di fronte a questi dati servirebbero più docenti, classi meno numerose, più tempo pieno e interventi mirati nelle scuole e nei territori con maggiori difficoltà. Il ministro Valditara, invece, ha scelto di ridurre gli organici, utilizzando il calo demografico per tagliare posti anziché per migliorare la qualità della didattica”.
Anche il rappresentante del partito pentastellato ammette, comunque, che “la diminuzione della dispersione scolastica è un risultato importante”, anche “se non può bastare. La scuola deve intervenire sulle difficoltà fin dai primi anni e garantire a ogni ragazza e a ogni ragazzo le stesse possibilità di apprendere, indipendentemente dalla famiglia di provenienza o dal territorio in cui vive. È su questo che si misura davvero il diritto all’istruzione”.